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A C I O C
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Associazione Culturale Italiana
per l'Oriente Cristiano

Sezione di Milano
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Approfondimenti
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Natale 2013
Mons. Galbiati - omelia di Natale:
In occasione del centenario della nascita dell'ispiratore della sezione di Milano dell'ACIOC, Mons. Enrico Galbiati, proponiamo alla riflessione natalizia questo suo appunto per l'omelia di Natale 1999:

######### Appunto per l'omelia di Natale 1999
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Gennaio 2012
Ex Oriente Lux:
L'articolo di Anna Passoni Dell'Acqua su Mons. Enrico Galbiati "Ex Oriente Lux", di cui abbiamo dato una breve presentazione sul Notiziario di dicembre scorso, è ora disponibile integralmente sul nostro sito. Vi si può trovare un'ampia bibliografia relativa alle pubblicazioni del Galbiati a proposito dell'Oriente Cristiano

######### Ex Oriente Lux: a ricordo di Mons. Rodolfo Enrico Galbiati
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Inizio anno associativo 2010

Può sembrare strano, all'inizio di un nuovo anno associativo, riferirsi a un testo mistico e misurarsi con termini quale "incorporeo" e "corporale".
Eppure, per molti cristiani occidentali che si accostano alla spiritualità e alla tradizione liturgico-culturale dell'Oriente il motivo - più o meno conscio ed esplicito - risiede proprio in una certa insoddisfazione, in una sottile inquietudine che pervade l'homo tecnologicus del XXI secolo: "Tutto qui? Tutto si può concentrare nel potere sugli oggetti - e magari anche, per qualcuno, sulle persone?" La diabolica insinuazione del Tentatore nel Deserto di Giuda non è mai sembrata così vicina come oggi, quando ci permettiamo di pensare non come a un'utopia, ma come a una possibilità reale, di clonare la vita, di fabbricare gli uomini in provetta, secondo la triste profezia del Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Simili conquiste a qualcuno fanno orrore, ad altri danno esaltazione, a tutti - diciamo la verità - fanno un po' paura.
Soprattutto, lasciano il retrogusto del vuoto esistenziale: Giovanni Guareschi lo aveva ben descritto nel Mondo Piccolo, facendo ragionare don Camillo sull'uomo che, nella sua fame di tempo e di spazio, fabbrica macchine che lo fanno correre sempre più veloce, tanto che il mondo si riduce alla fine a un puntale di pennone, su cui il superbo conquistatore del mondo, come un passero, si ritrova appollaiato. E lì, come il passero, si ritrova a rimirare il tremendo infinito dell'universo: allora - e qui Guareschi si fa a sua volta profeta - ritrova il Dio dell'immensità, dell'eternità, della vita.
Forse anche a lui succederà allora come ad Agostino di scoprire che la "eterna bellezza" che ha sempre cercato, in realtà l'ha sempre avuta vicina, è stata sua compagna di viaggio. Pensiamo che questo desiderio inconscio stia nel cuore dell'uomo che ricerca, e che la tradizione liturgica dell'Oriente costituisca uno svelamento del Mistero, l'intravedere il Compagno di viaggio che sta all'origine del nostro essere, ne costituisce la ragione, la meta cui tende. Perché l'Oriente è il luogo del simbolo, il contesto nel quale non è stato trascurato o, peggio, violato. Pensate ad un bambino in ingenua ammirazione di una boule à neige acquistata su una bancarella in qualche Santuario, prodotto di fiaba e di devozione, meraviglia a buon mercato, ma piena di fascino per occhi innocenti. Se però viene infranta per conoscerne la composizione si riduce a frammenti di plastica, ad una pozzetta di liquido più o meno colloso: non racconta più nulla, nemmeno una storia kitsch un po' banale. Il Mistero si ammira (mirabilis), non si violenta.
Ogni liturgia è luogo di Mistero, ma non sempre lo si riconosce come l'essenza stessa dell'atto cultuale. Nella Chiesa d'Oriente - non certamente immune da limiti, come sono, come siamo noi tutti, uomini pellegrini sulla terra alla ricerca dell'eterna bellezza - tuttavia il Mistero è rispettato, per cui ci si sente coinvolgere anche senza capire, e quando si capisce è solo per rendersi conto che non si può capire tutto. Piuttosto, si può credere, si può sperare, si può amare.
L'A.C.I.O.C., comunità di modesti, ma decisi cercatori, inizia un nuovo periodo, così come suggeriscono Benedetto XVI e le vicende stesse del nostro gruppo, nel segno del sacerdozio, servizio liturgico, ma anche e soprattutto partecipazione ai Divini Misteri che Cristo, Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza, ha consegnato al suo popolo, regale sacerdozio, perché la storia, la realtà del corporeo si faccia un po' meno opaca, lasci trasparire sempre più la Santità dell'Incorporeo.
Buon anno sociale, buon lavoro

Enrico M. Salati
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Veglia di preghiera per l'Unità dei Cristiani - Gennaio 2010
Testimoniare celebrando la vita
Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto!» (Lc 24,1ss) L'annuncio pasquale, fondamento della nostra fede, risuona oggi qui con una freschezza nuova, ma anche con una sfida grande. È risorto: è la manifestazione prima ed eterna del nostro credo, è l'inzio della storia della salvezza, è la verità unica del nostro essere cristiani. È su questo evento che la Chiesa apostolica ha formulato la sua predicazione, è su questa parola che i primi cristiani hanno consumato le loro vite e hanno donato se stessi fino al martirio. È su questo annuncio che la Chiesa unita ha celebrato, ogni domenica, pasqua della settimana, duranti i secoli e attraverso ogni tribolazione, la divina e santa liturgia. È questo il kerygma che ogni fedele cristiano annuncia nel mondo.
######### Testo completo
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ACIOC sezione di Milano
Milano, antica chiesa fondata secondo la tradizione da un discepolo del Signore, l'apostolo Barnaba, e retta da grandi vescovi, il maggiore dei quali sant'Ambrogio, è stata definita una Chiesa d'Occidente che guarda ad Oriente. La presenza, allora, di una piccola comunità di cattolici che seguono per tradizione, per interesse spirituale o anche solo per amore del rito, diventa significativa testimonianza di questa apertura della Chiesa ambrosiana.

Sono questi i motivi che hanno spinto un gruppo di fedeli sia italoalbanesi o, comunque, di tradizione orientale a costituire in città una Sezione dell'Associazione Culturale per l'Oriente Cristiano (ACIOC) dedicata ai santi Ambrogio e Basilio.
L'ACIOC nacque già negli Anni Trenta del Novecento a Palermo, presso la locale Eparchia (Diocesi) bizantina di Piana degli Albanesi, con l'intento di sostenere culturalmente le comunità italiane di tradizione e cultura bizantina, e costituire anche un punto di riferimento, di sensibilizzazione e di aiuto a tutti i cristiani italiani - cattolici latini innanzitutto - per comprensione culturale ed una condivisione ecumenica dei fratelli d'Oriente. A Milano, la sezione ACIOC nasce con l'assistenza dell'Archimandrita Mons. Enrico Galbiati, prefetto emerito della Biblioteca Ambrosiana e con la collaborazione di altri sacerdoti, primo tra i quali l'attuale Assistente Spirituale p. Vittorino Joannes ofm e di un gruppo di fedeli, sensibili alla cultura ecumenica.
La Sezione ACIOC ha voluto, in questi anni, testimoniare e far conoscere, attraverso celebrazioni liturgiche e iniziative culturali il patrimonio della Chiesa Bizantina, in alcune parrocchie della Diocesi Ambrosiana.

Lo scopo di questa significativa presenza è, quindi, quello di cooperare alla ricomposizione della piena comunione tra le Chiese d'Occidente e d'Oriente e di ricostituire un comune orizzonte di comunicazione tra le culture cristiane dei popoli occidentali e orientali. In questa prospettiva si opera con diverse iniziative per diffondere la conoscenza dell'Oriente Cristiano e dei temi ecumenici al fine di favorire l'unione dei cristiani. Contribuisce, inoltre, alla conoscenza e alla conservazione dei riti orientali, di tradizione bizantina, con particolare riferimento alla cultura delle comunità italo-albanesi.

Costituisce anche un punto di riferimento per le celebrazioni festive ai fedeli cattolici di rito bizantino che vivono a Milano o nelle vicinanze, creando un ambiente accogliente, fedele alle loro tradizioni spirituali e religiose.
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Proposte per attività culturali 2008
L'A.C.I.O.C di Milano propone una serie di incontri per far conoscere la spiritualità, l'arte e la cultura liturgica dell'Oriente bizantino, con particolare riferimento al patrimonio che tale cultura ha lasciato nel nostro Paese, e che non è costituito soltanto da reperti e documenti, per quanto nobili e prestigiosi, ma anche da realtà vive, organizzate soprattutto - ma non solo - attorno a importanti strutture ecclesiastiche, quali il Monastero Esarchico di Grottaferrata (Roma), o le Eparchie (diocesi) di Lungro (Cosenza) e Piana degli Albanesi (Palermo).
Alcune proposte comprendono la presentazione di testi della liturgia bizantina, eseguiti dal gruppo melurgico della sezione milanese "SS. Ambrogio e Basilio" secondo melodie classiche (octoikos) greche, ma anche popolari (italo albanesi e di altre comunità) ed un'attenzione al prezioso deposito del monastero esarchico di Grottaferrata (Rm).
L'A.C.I.O.C. è disponibile a tenere gli incontri presso Centri Culturali Cattolici, parrocchie, scuole ed analoghe istituzioni religiose e/o culturali, in tempi e spazi concordati con le suddette istituzioni.
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SABBIA, CIOTTOLI E GEMME
Dove sono allora quelli che ci rinfacciano la povertà e vanno superbi della loro ricchezza? Quelli che definiscono la Chiesa in base al numero delle persone, e disprezzano il "piccolo gregge"? quello che arrivano a misurare la divinità e a pesare sulla bilancia il popolo? Quello che riconoscono valore alla sabbia e oltraggiano le luci del cielo, ammassano le pietruzze e disdegnano le pietre preziose? Non sanno, infatti, che se i granelli di sabbia sono più copiosi degli astri e i ciottoli lo sono più delle pietre lucenti, non sono, però anche più puri e preziosi (Gregorio Nazianzeno, Orazione 33, 1)
Alla conclusione di un anno sociale si pongono sempre delle riflessioni sulla quantità e qualità delle esperienze, dei "prodotti" della partecipazione, dell'attività svolta: attività, per la verità, non molto copiosa, per quanto ci riguarda. Il fatto che la quantità ridotta sia ampiamente giustificata dalle risorse - anch'esse assai scarse - e dagli imprevisti che ci hanno impegnato, non ci esime da un confronto qualità/quantità, per non fare la fine del "servo inutile" che nasconde l'unico talento di cui è stato gratificato. In proposito, ci aiutano le parole di Gregorio Nazianzeno riportate sopra. Esse, innanzitutto, mettono a fuoco la misura del "piccolo gregge", il cui valore risiede nella qualità intrinseca, simile alle gemme e non nella quantità di azioni, ricchezze o presenze che, come i granelli di sabbia, possono essere innumerevoli, ma restano solo e sempre sabbia. E ciò costituisce un preambolo, una chiarificazione al fatto che, se proponiamo un aumento della quantità, ciò non è per la smania di essere e di figurare, com'era degli Ariani costantinopolitani cui si opponeva Gregorio. Sappiamo bene che ciò che conta sta nel valore intrinseco, come per le gemme.
La domanda, piuttosto, è se davvero possiamo, sezione ACIOC milanese, considerarci "gemme". In effetti, il nostro gruppo dispone di risorse di un certo valore, e ciò sia detto senza volersi gloriare, soltanto considerando oggettivamente quel che facciamo e come lo facciamo, ma ... non è che stiamo scambiando strumenti - in genere intellettuali - preziosi per le gemme stesse? Uno strumento è prezioso perché può favorire la produzione di oggetti di valore, di gemme. Ma la gemma è, per l'appunto, un prodotto, non uno strumento: confondere quest'ultimo con la prima porta a vanificare il nostro agire, come vien spesso denunciato aggiungendo a sostantivi importanti la desinenza "ismo": intellettualismo, ad esempio, sociologismo, liturgismo, rubricismo, tradizionalismo, estetismo...
Ma chi ci rivelerà - poiché non ci attribuiamo l'autorevolezza di definire e giudicare - dove stanno davvero le gemme, le esperienze preziose? Siamo nel periodo che rifulge dello splendore mattutino della Pentecoste, quando tradizione e cultura liturgica dell'Oriente ci invitano, adornando l'iconostasi con rami verdi e fiori, a riconoscere nello Spirito Colui "che rinnova la faccia della terra". E' lo Spirito che fa di un oggetto o di un evento una gemma preziosa, e questa la si riconosce perché contiene un seme di rinnovamento della "faccia della terra".
Augurandoci così una buona vacanza, pensiamo anche a quanto abbiamo fatto e facciamo, e se contribuisca a cambiare la faccia della terra; di più, se sappiamo rispondere allo Spirito il quale, attraverso gli eventi del mondo che ci circonda, sta innovando. Ad esempio: quest'epoca di grandi migrazioni che coinvolgono anche milioni di cristiani, non dice nulla, nulla chiede ad una pur minuscola realtà, la quale purtuttavia vuole contribuire con gli strumenti della conoscenza, della cultura, della vicinanza orante, al miglioramento del proprio spazio umano? (E. M. Salati)
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ECCO UN BIMBO A NOI E' NATO ED UN FIGLIO A NOI E' DATO!
« Ti sei chinato sulle nostre ferite e ci hai guarito donandoci una medicina più forte delle nostre piaghe, una misericordia più grande della nostra colpa. Così anche il peccato, in virtù del Tuo invincibile amore, è servito a elevarci alla vita divina» Prefazio della Liturgia ambrosiana

Da quando l'angelo Gabriele portò l'annuncio alla piccola Vergine di Nazaret dicendole «hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo» (Lc. 1,30), i cieli si aprirono e il Santo discese e, «pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini» (Fil. 2,6).
Celebriamo il grande Mistero dell'incarnazione, di quel Dio ineffabile, indicibile, inconoscibile che l'antico popolo d'Israele temeva, che l'Antica Alleanza aveva considerato come impronunciabile, che i Profeti hanno svelato attraverso le loro parole. Nell'imminenza della grande Festa della Nascita del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo secondo la carne, facciamo memoria, in primo luogo, della beata Vergine Maria, sua Madre che, «oggi, dà alla luce l'Eterno e la terra offre una spelonca all'inaccessibile. Gli angeli con i pastori cantano "Gloria", i magi camminano seguendo la guida della stella, poiché per noi è nato un tenero bambino, il Dio eterno!» (tropario di Natale).
L'esempio dei Magi di seguire la stella, segno luminoso e divino che conduce alla Luce vera nella grotta di Betlemme, diventa per noi invito ad andare insieme, a camminare con i pastori, non solo verso il piccolo Nazareno, ma illuminati dalla sua Luce, da quella luce che mai tramonta a percorre il grande cammino della vita nelle nostre comunità. Possiamo, allora, dire con Gregorio di Nissa «Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. Chi ascende non si ferma mai, va da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai».
L'evento salvifico si è compiuto, là, in quel tempo, ma si rinnova oggi, nelle nostre Chiese, nelle nostre famiglie, nei nostri cuori. Non è un sentimento caldo e mieloso che invade lo spirito, è la certezza di Dio che «pone la sua tenda in mezzo a noi», che svuota se stesso per assumere la nostra natura e ricondurci al Padre, per rendere di nuovo l'uomo, essere divino. Solo così si compirà l'intera opera di salvezza e l'uomo e Dio passeggeranno ancora nel giardino, insieme.
Non illudiamoci e non cadiamo nell'errore che sant'Agostino lamentava: «Questo è l'orrendo e occulto veleno del vostro errore: che pretendiate di far consistere la grazia di Cristo nel suo esempio e non nel dono della Sua persona». Accogliamo il Dono, quell'immenso e gratuito Dono della Sua persona, che, solo per amore, si dona a noi, per rialzarci dalla caduta, per risollevarci dalla polvere, per ricondurci nel giardino delle delizie. Allora cantiamo anche noi con Ireneo di Lione: «Gli uomini dunque vedranno Dio e così vivranno: questa visione li renderà immortali e capaci di Dio. Questo è ciò che era stato rivelato in figura dai profeti: Dio può essere visto dagli uomini che portano il suo Spirito e aspettano senza stancarsi la sua venuta. Colui che opera in tutti, quanto alla sua potenza e grandezza, resta invisibile e inesprimibile per tutti gli esseri creati da lui; e tuttavia non è loro completamente sconosciuto, perché tutti arrivano, attraverso il suo Verbo, alla conoscenza dell'unico Dio Padre, che contiene tutte le cose e a tutte dà l'esistenza» (Contro le eresie).
A tutti, quindi, un augurio di cuore perché la memoria di quest'Evento ci conduca alla gioia che viene dalla piena unione con Cristo, Signore della storia e del Cosmo, affinché il ricordo della Sua nascita susciti in tutti noi la gratitudine del grande Dono. (p. Rinaldo, Diac. Michele)
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LA VIGILIA: INIZIO DEL GIORNO DEL SIGNORE
In comunione con la Chiesa Ambrosiana, la Chiesa Bizantina inizia il periodo della Quaresima di Natale in attesa del grande giorno che ha fatto il Signore

La Chiesa Ambrosiana, nella quale vive la nostra comunità, inaugura, con la Quaresima prenatalizia di san Martino (Avvento), proprio in coincidenza quest'anno con il calendario liturgico bizantino, e cioè il 15 di novembre, il nuovo Lezionario proprio del rito, ripristinato dopo più di trent'anni e riformato secondo le esigenze odierne, pur con una notevole aderenza allo spirito ed alle caratteristiche della propria tradizione liturgica. In particolare, si riprende l'uso antico, e tuttora proprio dei riti orientali, di far iniziare il giorno liturgico ai primi "grandi" vesperi del giorno precedente. Così, il sabato non si avranno più messe "prefestive", ma liturgie vigiliari, inserite preferibilmente tra, appunto, i vesperi e caratterizzate dall'annuncio della Risurrezione del Signore. Questa è costituita dalla proclamazione di una pericope evangelica riguardante appunto la Risurrezione: ne sono state individuate una dozzina appartenenti ai vangeli canonici che, esclusi alcuni casi particolari, verranno riproposte ciclicamente.
Al termine della lettura, il sacerdote uscirà nell'antico annuncio pasquale ambrosiano: "Cristo Signore è risorto!", cui l'Assemblea risponderà con la lode: "Rendiamo grazie a Dio!", e sarà il momento di sciogliere le campane, segnalando agli uomini ed al cosmo intero che il Mistero della Salvezza si è compiuto, in questo, che è "il giorno che ha fatto il Signore". Non vi è chi non veda la ritrovata vicinanza con la liturgia dell'Oriente Cristiano: i brani evangelici che ciclicamente illustrano il mistero pasquale in ogni domenica dell'anno ricordano da vicino i Tropari della Risurrezione dello Octhoicos; l'annuncio è assai simile al "Christos anesti", la liturgia vigiliare vespertina è concepita quale apertura del giorno di festa, sottolineato appunto dal suono dei bronzi sacri...
Il che, mentre non può che gratificare chi, come noi, dedica una parte del proprio tempo a costruire percorsi di sensibilizzazione ecumenica nei confronti delle Chiese dell'Est, per un altro verso deve costituire un impegno per aiutare latini e greci, cattolici e non, a riscoprire una unità di sentire e di vivere il Mistero della nostra Salvezza pur nella bellezza della diversità culturale, anzi, proprio grazie a questa diversità, che accresce ed espande le nostre possibilità di vivere ed approfondire una autentica spiritualità personale, la quale, come la biblica cerva, si abbevera alle fonti della salvezza proposte dalle diverse tradizioni liturgiche.
La Quaresima di Natale può dunque essere intesa, in particolare quest'anno, come una lunga intensa vigilia, un percorso notturno che giungerà alla luce della Teofania del Signore: ma perché possiamo riconoscere il Kyrios dell'universo che si manifesta, abbiamo bisogno del raccoglimento nella severa, ma serena, penombra della veglia vesperale.
Con questa convinzione la Sezione A.C.I.O.C. intraprende un nuovo anno sociale, dopo un periodo che non è stato scevro di difficoltà, ma nel quale ha potuto ancora una volta sperimentare come non sia senza significato la sua modesta presenza nel contesto ecclesiale e culturale milanese. (Enrico M. Salati)
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IL DIGIUNO NELLA PRASSI ORIENTALE
In Oriente il digiuno, è stato sempre vissuto come un rapporto pieno di affetto tra l'uomo e Dio. E' stato sempre vissuto, come uno scambio di sentimenti profondi di amore tra l'uomo e il suo Creatore, e viceversa. Questo scambio si realizza aggiungendo al digiuno, la preghiera incensante, e la concentrazione del volere umano, per compiere la volontà divina. Il digiuno innalza l'uomo dalla penitenza, all'unione con Dio. Attraverso questa preparazione piena di devozione di fronte a Dio, l'uomo riceve come risposta, il dono dello Spirito Santo, quale realizza la vera identità e unità nella persona umana, cioè, tra il corpo e l'anima. Sapendo che, il peccato ha distrutto questo meraviglioso legame tra il corpo e l'anima, si pone la domanda: come può l'uomo riacquistare ciò che ha perso? La risposta dei Padri Orientali è questa: l'uomo può ricevere di nuovo ciò che ha perso solo attraverso le opere contrarie al peccato. Questo vuol dire che l'uomo deve prendere la decisione di praticare le virtù, che hanno come fondamento, la persona di Gesù Cristo Figlio di Dio. In Cristo abbiamo ricevuto i doni necessari per realizzare la nostra unità interiore, e poi, tra noi e Dio. Se, il peccato ha creato il disordine nella natura umana, le virtù in Cristo, ristabilisce nuovamente l'identità dell'uomo, secondo il progetto divino.
Il digiuno, come espressione totale della libertà dell'uomo, è vissuto come un fatto di amore responsabile, e non uno di punizione. In questo caso, l'importanza di astenersi periodicamente da alcuni cibi, ha un carattere pedagogico e salvifico.
E' vero che in Oriente, alcuni, predicano un aspetto di punizione del digiuno, creando delle difficoltà nel capire la misericordia divina e il suo ruolo per la salvezza dell'uomo. Io credo che non sia giusto spaventare l'uomo, facendolo credere che Dio è un Dio vendicativo. In tutta la mistica orientale si parla veramente di una paura nel dialogo tra l'uomo e Dio, ma di una paura che non restringe la liberta di scelta, e che non schiavizza la coscienza dell'uomo. I Padri non parlano di una paura proprio, che paralizza l'uomo e fa risplendere Dio. E' un nonsenso. Dio che è carità, mitezza, bontà... senza confini, come può rivelarsi come un Essere spaventoso? I Padri parlano piuttosto, di un sentimento forte di non perdere la possibilità di dialogare con Dio. E questo fatto, non è una paura, ma un segno di un amore totalmente libero e spontaneo, che fortifica l'uomo e gli dà la forza di fare qualcosa come segno di amore davanti a Dio, tra i quali c'è anche il fatto di digiunare. In questo caso, il digiuno diventa un'offerta di se, oppure un sacrificio per i suoi peccati.
«Se vuoi seguire il nostro Signor Gesù Cristo, custodisci Sua parola nel tuo cuore, e crocifiggi l'uomo vecchio che è in te, sulla Sua Croce, e coloro che ti vogliono far scendere dalla Croce, gli devi fermare e allontanare fin quando sei vivo...» (Codice Sinaitico 206, f. 181 b).
Ecco il senso del digiuno. Esso è sempre collegato alla penitenza o conversione. Nessuna virtù esiste da sola. Tutto è un anelito a Dio. Vivendo le virtù divino- umane di Cristo, diventeremo anche noi simili a Lui nel Regno di Dio. (padre Ionita)
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ANTICO E NUOVO SI INCONTRANO NELL'UNICA ALLEANZA
"Rallegrati, o piena di grazie, Madre di Dio e Vergine, poiché da te spuntò il sole di giustizia, Cristo il Dio nostro, che illumina coloro che giacevano nelle tenebre. Rallegrati anche tu, o giusto vegliardo, che hai ricevuto fra le braccia il Redentore delle anime nostre, ci conceda ancora la risurrezione"


Il Mistero dell'incarnazione del Signore si chiude e si manifesta con la Presentazione al Tempio. Maria e Giuseppe, pii osservanti dell'antica legge mosaico, portano al Tempio Colui che questa legge ha stabilito; presentano a Dio, Colui che da Dio è donato agli uomini. Ma la verità profonda di questo avvenimento sta proprio in questo piccolo bambino: in Lui, Signore del Tempo e della Storia si uniscono antico e nuovo Testamento, si rendono manifeste le antiche profezie messianiche, si avverano i santi Oracoli pronunciati all'eletto Popolo di Israele. Con questa presentazione si inaugura la nuova alleanza che verrà suggellata dal sangue stesso di questo Agnello portato da due genitori amorevoli che, nonostante le parole del giusto Simeone, vedevano in lui la liberazione del Popolo.
Questa liberazione - redenzione e salvezza - è stata attuata con il sacrificio supremo di Cristo. Il sangue che con la circoncisione ha consacrato questo bambino a Dio, verrà di nuovo sparso per consacrare l'intera umanità al Padre. Il dono del piccolo Gesù diventa dono a Dio perché possa essere dono all'intero Popolo. Il Giusto Simeone «può andare in pace», lasciare questo mondo, dal momento che i suoi «occhi hanno veduto la salvezza», quella salvezza operata dal Padre nel figlio per lo Spirito. è questo il destino del piccolo bambino, del tenero fanciullo che, nato in una povera grotta, salverà il mondo.
Il giusto Simeone ha tra le braccia Colui che sostiene il mondo, osserva con i suoi occhi, Colui che sempre guarda con amore l'uomo, parla con parole divine al Verbo incarnato e fatto uomo. La profetessa Anna, fedele srva di Dio, divorata per lo zelo del Tempio, cede all'emozione e profetizza la sventura che diventerà salvezza: si rivolge alla Vergine Madre pronunciando una parola dura, quasi cattiva, «anche a Te una spada trafiggerà l'anima». Il presentimento della Vergine Maria che questo suo figlio, concepito nel mistero, nato poveramente, si fa largo nel suo cuore, ma non comprende appieno. La Vergine, nella sua semplicità, con amore di Madre medita ancora tutte queste cose nel suo cuore, le ripensa e legge questi segni con gli occhi di Colui che ha voluto tutto ciò: quel Dio nascosto che si fa presente e va incontro all'uomo, quel Dio che, nel suo immenso amore, non vuole la morte ma la vita. E allora tutto si fa chiaro, tutto assume una luce diversa: l'antica alleanza è superata, l'antica legge è sorpassata. Un nuovo giorno è spuntato sull'umanità, giorno illuminato da un nuovo Solo che con la sua luce illumina le menti dei fedeli, un nuovo Sole che, dall'Oriente, sale e fa risplendere la sua Creatura, la illumina, la innalza, la divinizza. «Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo, Israele».
Questo è l'evento che, chiudendo la santa festa della Manifestazione nella carne del Signore Gesù Cristo, apre il cammino di conversione, di penitenza, di attesa dello Sposo della Chiesa che, volontariamente, per noi si dona fino alla morte, e alla morte di croce, per mostrarci anche la Sua gloriosa risurrezione. (diacono Michele)
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